Un nuovo episodio del podcast curato da Piero Antonaci. Come di consueto, una riflessione e la lettura di alcune poesie dell’arboreto che, puntata dopo puntata, si va costruendo. La riflessione inerisce il linguaggio. Noi, in virtù del linguaggio, ci avvertiamo “speciali” nell’ordine della natura. Ma anche il linguaggio proviene dall’essere l’uomo natura: è nei processi evolutivi, è una strategia di sopravvivenza. Dunque, è indispensabile che l’uomo ponga a disposizione il linguaggio della natura. La ascolti e la dica, poiché il dirla è la prima forma di riconoscimento. I tre alberi che vengono posti sotto l’occhio del poeta sono: il mandarino (“sto ancora lì, sul mio mandarino, / appeso col pensiero al ramo più sottile. / Per guardare il mondo senza cadere / non riesco a trovare un posto migliore”); il platano (“Dal carattere schivo e discreto, / non vuole dare nell’occhio, / gli piace passare inosservato / e farsi subito dimenticare”); il salice piangente (“Se uno si chiede come fa un albero a piangere, / il salice piangente piange / per qualche nostalgia: non è di questa terra, / viene da altri luoghi che a nessuno / è dato sapere”).